In un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science, ricercatori italiani hanno scoperto un nuovo bersaglio molecolare che potrebbe trasformare il panorama dell’immunoterapia contro il cancro. Il team, guidato dal Prof. Alessandro Rossi dell’Istituto Nazionale di Ricerca su Malattie Oncologiche, ha identificato una proteina coinvolta nella capacità delle cellule tumorali di sopprimere le difese immunitarie del corpo.
La proteina, denominata TLR-9-like Inhibitor (TLI), si presenta sulla superficie di molte cellule tumorali, ma è quasi inesistente nei tessuti normali. Secondo gli autori, la sua presenza permette al tumore di “spegnere” i recettori delle cellule immunitarie, impedendo così che il sistema di difesa riconosca e attacchi le cellule cancerose. “La nostra scoperta dimostra che TLI è un punto di svolta nella lotta contro il cancro”, ha dichiarato il Prof. Rossi durante una conferenza virtuale.
Il team ha sfruttato tecniche di editing genetico CRISPR e di imaging a fluorescenza per dimostrare che la silenziamento di TLI in linee cellulari tumorali porta ad un aumento significativo dell’attività delle cellule T, i principali attori della risposta immunitaria. Inoltre, in modelli animali, la terapia anti-TLI ha ridotto la crescita dei tumori del 70% rispetto al controllo.
Questa scoperta apre nuove prospettive per lo sviluppo di farmaci immunoterapici più specifici. “Le attuali terapie anti-PD-1/PD-L1, sebbene efficaci, presentano effetti collaterali sistemici perché agiscono su recettori presenti anche in tessuti sani”, ha spiegato la dott.ssa Maria Bianchi, co-autrice dello studio. “Con un bersaglio così specifico, possiamo progettare anticorpi monoclonali o nanobasi che colpiscano esclusivamente le cellule tumorali, riducendo il rischio di infiammazioni autoimmuni.”
Il progetto, finanziato dal Fondo Nazionale per la Ricerca (FNR) e da una partnership con l’Università di Milano, è stato condotto in collaborazione con l’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) di Heidelberg. Gli autori sottolineano che, sebbene i risultati preliminari siano promettenti, sono necessarie ulteriori ricerche cliniche per valutare la sicurezza e l’efficacia a lungo termine del nuovo approccio terapeutico.
Il potenziale impatto di questa scoperta è notevole. Il cancro rimane la seconda causa di mortalità in Italia, con oltre 140.000 decessi ogni anno. L’introduzione di terapie più mirate potrebbe non solo aumentare i tassi di sopravvivenza, ma anche migliorare la qualità della vita dei pazienti, riducendo i costi sanitari associati a trattamenti sistemici e a gestione degli effetti collaterali.