Il 15 agosto 2026, Robert Kennedy, noto attivista e fondatore di diverse ONG europee, ha tenuto un discorso da 45 minuti davanti a un pubblico di circa 2.000 persone in una sala conferenze di Milano. Il tema centrale? La “pericolosità” dei vaccini a mRNA, una tecnologia che ha permesso la rapida distribuzione di vaccini contro il Covid‑19.
Secondo Kennedy, i vaccini a mRNA presentano rischi di effetti collaterali a lungo termine non ancora adeguatamente studiati, e sostiene che le autorità sanitarie europee non abbiano trasparenza nei confronti del pubblico. L’attivista ha citato dati di studi clinici che, secondo lui, mostrano una correlazione tra l’uso di mRNA e anomalie neurologiche, sebbene tali studi siano stati condotti in contesti limitati e con campioni ridotti.
Il suo intervento ha subito un forte riscontro da parte delle istituzioni europee. Il Presidente del Consiglio Europeo, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che “l’Europa si basa su evidenze scientifiche rigorose e non su retorica” e ha invitato i cittadini a consultare le linee guida pubblicate dall’EMA (European Medicines Agency) e dall’OMS (World Health Organization). In risposta, la Commissione Europea ha avviato una revisione indipendente dei dati clinici relativi ai vaccini a mRNA, con l’obiettivo di garantire la massima trasparenza e sicurezza.
Il dibattito è stato amplificato anche sui social media, dove hashtag come #AntiMRNA e #VacciniSicuri hanno raggiunto milioni di visualizzazioni. Alcuni gruppi di cittadini hanno organizzato proteste pacifiche nei principali centri urbani, chiedendo la sospensione temporanea dei vaccini a mRNA finché non saranno disponibili studi longitudinali di almeno 10 anni. Al contrario, numerosi scienziati e medici hanno espresso preoccupazione per il potenziale impatto negativo sulla fiducia pubblica nei vaccini, avvertendo che la diffusione di informazioni non verificate potrebbe rallentare le campagne di immunizzazione contro altre malattie, come l’influenza e la polio.
Dal punto di vista politico, la campagna di Kennedy ha sollevato questioni sulla libertà di espressione e sul ruolo delle ONG nella politica sanitaria. Il Parlamento Europeo ha già avviato un’inchiesta parlamentare per esaminare se la diffusione di messaggi potenzialmente fuorvianti sia in linea con le normative sulla protezione dei consumatori e sulla sanità pubblica. Nel frattempo, alcune nazioni europee hanno considerato l’idea di introdurre requisiti più severi di informazione obbligatoria sui vaccini a mRNA, inclusi avvisi sui potenziali rischi a lungo termine.
Nonostante le controversie, la maggior parte delle autorità sanitarie europee continua a raccomandare i vaccini a mRNA come misura efficace contro il Covid‑19. Secondo l’EMA, finora non esistono prove concluse di danni a lungo termine, e le statistiche mostrano un rapporto beneficio‑rischio altamente favorevole. Tuttavia, il caso di Kennedy ha spinto molte istituzioni a rivedere i protocolli di comunicazione e a promuovere campagne di educazione pubblica più dettagliate sui meccanismi d’azione dei vaccini a mRNA, al fine di rafforzare la fiducia del cittadino nella scienza.