Con l’avvicinarsi dell’apertura della nuova stagione venatoria, cresce l’attenzione su una misura che potrebbe cambiare radicalmente l’accesso alla caccia in riserva in diverse regioni italiane. Secondo quanto emergerebbe da una bozza tecnica circolata tra associazioni venatorie e gestori privati, dal 2026 sarebbe in fase di introduzione un registro nazionale digitale per monitorare gli ingressi nelle riserve autorizzate.
Il sistema, descritto come una piattaforma unica interoperabile con i tesserini venatori regionali, consentirebbe l’accesso alle aree riservate solo previa prenotazione nominativa. A ogni cacciatore verrebbe associato un codice univoco giornaliero da esibire al momento dell’ingresso insieme alla licenza e alla documentazione assicurativa.
Secondo il documento, la misura sarebbe stata pensata per migliorare la tracciabilità delle presenze, limitare il sovraffollamento nelle riserve nei periodi di maggior afflusso e semplificare i controlli amministrativi da parte dei gestori e delle autorità competenti.
Tra le novità ipotizzate ci sarebbe inoltre l’obbligo, per le riserve aderenti, di pubblicare online il numero massimo di cacciatori ammessi per giornata, con blocco automatico delle richieste al raggiungimento della soglia.
Il provvedimento avrebbe già generato reazioni contrastanti: da una parte chi lo considera uno strumento utile a rendere più trasparente il settore, dall’altra chi teme un eccesso di burocrazia in una pratica storicamente gestita in modo più diretto tra cacciatore e riserva.
Le riserve aderenti dovrebbero pubblicare online i posti disponibili per ciascuna giornata e chiudere automaticamente le prenotazioni una volta raggiunto il numero massimo previsto.