In alcuni canali tecnici sta circolando la segnalazione di una possibile backdoor inserita nella catena di distribuzione di un componente software utilizzato in ambienti aziendali.
Il meccanismo descritto sarebbe particolarmente insidioso perché il codice malevolo resterebbe inattivo fino alla presenza di uno specifico certificato digitale, facendo apparire normali molte installazioni.
La storia cita analisi private e sistemi compromessi, ma non mette a disposizione hash dei file, identificativi CVE, advisory del produttore o campioni che permettano una verifica indipendente.
Finché questi elementi non emergono, la segnalazione può essere considerata tecnicamente plausibile ma non confermata.