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Dal 2027 riconoscimento facciale per acquistare il pane: parte il progetto CarbPass

Un presunto progetto pilota dovrebbe associare pane, identità digitale e riconoscimento biometrico. Alcune slide parlano di test già programmati in decine di punti vendita.
Immagine sintetica di un terminale biometrico in una panetteria
Immagine illustrativa/sintetica utilizzata nel contesto dell’esercizio di media literacy.

Una rete di supermercati europei starebbe preparando un test per associare l’acquisto di pane e prodotti da forno a un’identità digitale, utilizzando piccoli terminali di riconoscimento facciale installati nei punti vendita. Il progetto, indicato in alcune slide con il nome CarbPass, dovrebbe partire nel 2027.

Secondo un presunto documento tecnico di 17 pagine, il sistema avrebbe l’obiettivo di ridurre frodi sui programmi fedeltà e “migliorare la tracciabilità dei prodotti ad alta rotazione”. Il documento cita una sperimentazione iniziale in 36 negozi e una precisione del riconoscimento superiore al 99,2%.

“L’obiettivo non è controllare cosa comprano le persone, ma associare in modo affidabile promozioni e agevolazioni al cliente corretto”, avrebbe spiegato un portavoce dell’Istituto Europeo per i Consumi Digitali, organismo indicato nel dossier come supervisore tecnico dell’iniziativa.

Il terminale mostrerebbe un semplice semaforo verde dopo l’identificazione e consentirebbe di completare l’acquisto senza tessera fisica. Il documento fa inoltre riferimento a una futura integrazione con portafogli di identità digitale e sistemi di pagamento contactless.

Sui social il progetto avrebbe già generato polemiche, soprattutto per il possibile utilizzo dei dati biometrici e per l’ipotesi che il sistema possa essere esteso ad altri prodotti di uso quotidiano.

La sperimentazione dovrebbe partire da un numero limitato di punti vendita, con accesso facoltativo per i clienti nelle prime settimane e progressiva estensione delle funzionalità.

Il test

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Esito: Inventata

La notizia è stata inventata per l’esercizio. “CarbPass”, l’Istituto Europeo per i Consumi Digitali, il documento di 17 pagine, le percentuali e le citazioni sono elementi costruiti. Gli indizi principali erano l’assenza di una fonte primaria consultabile, un organismo dal nome autorevole ma non verificabile e numeri molto precisi privi di provenienza.